l'Impatto psicologico del covid

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Non c’è dubbio che questo sia un anno speciale: una pandemia.

L’umanità intera è stata messa duramente alla prova a causa della devastante diffusione del virus covid-19 che ha causato in tutto il mondo una vera e propria strage di vite umane. La particolarità del virus sta nella possibilità di provocare una gamma ampia di patologie, dal banale raffreddore fino alle malattie respiratorie gravi e letali. Al suo esordio i sintomi possono essere più o meno gli stessi di una comune influenza e non per tutti sfocia in una malattia fatale. I più colpiti sono però le persone anziane e immunodepresse perché avendo già uno stato di salute precaria sono tra le categorie più facilmente a rischio.

Vista la sovrapponibilità di alcuni dei sintomi con quelli di un semplice stato influenzale, la diffusione del virus ha generato uno stato di crisi generale che oscilla tra terrore e allarmismo.

Purtroppo la parte letale del virus ha coinvolto una casistica molto ampia in modo rapido.

Affetti venuti a mancare così tanto in fretta da suscitare nei cari rimasti in vita un vero e proprio shock simile a qualsiasi situazione che reca in sé gli aspetti di un avvenimento traumatico: evento inaspettato e foriero di morte o comunque contenente elementi di una sua minaccia. Così la perdita repentina di persone care ha lasciato tanto dolore, incredulità e spavento.

Soprattutto in alcune zone più colpite dal virus, per esempio nel nord Italia, la situazione di emergenza ha impattato con la difficoltà delle strutture sanitarie di poter accogliere un’ondata di contagi così elevata da lasciare un segno indelebile nello spirito e nell’animo di chi ha combattuto in prima linea per poter attuare un intervento efficace sulla vita di molti contagiati.

La storia ci ha offerto in passato diversi esempi di situazioni epidemiche: dall’influenza spagnola del secolo scorso (1918) che contagiò mezzo miliardo di persone provocando, secondo le stime, non meno di 50 milioni di morti, al vaiolo nel 1500, alla più recente influenza suina  (2009) e il Sars CoV-2 (2002/2004) non meno letali.

Ciò che stiamo vivendo attualmente a causa del coronavirus ripropone esperienze già vissute in epoche e periodi differenti della storia ma possiamo affermare che tutte sono assimilabili ad un denominatore comune riferibile agli effetti destabilizzanti per l’essere umano sotto diversi punti di vista, economico, sociale, psicologico.

 

Piani di intervento ed effetti psicologici del corona virus

In questa situazione di emergenza a livello mondiale ciascuno Stato colpito ha messo in atto piani di intervento attinenti ad una serie di misure restrittive per cercare di arginare il più possibile la diffusione del contagio. Come sappiamo ciò ha portato alla chiusura della maggior parte delle attività economiche/commerciali, sociali, sportive, ricreative; il divieto di spostamenti via aerea, ferroviaria, navale sia in entrata che in uscita; la chiusura delle frontiere; obbligo di autocertificazione; spostamenti strettamente necessari a motivi di lavoro e salute, obbligo di mascherina; distanza di sicurezza tra persone.

Tutto ciò ha avuto effetti notevoli sul benessere psicologico delle persone e per quanto entrino in gioco fattori personali nel modo di reagire in ciascuno di noi, sono state comunque riscontrate una serie di sintomatologie psicologiche riferibili ad aumento dello stress; paura eccessiva di poter contrarre il virus in ogni occasione nonostante le misure di precauzione adottate; il vedere nell’altro non più una persona ma un potenziale “untore” fonte di contagio; pensiero catastrofico e negativo sull’impossibilità di una ripresa futura; accentuazione dello stato di malessere in chi già soffriva di ansia e/o depressione o in chi, vivendo all’interno di sistemi familiari altamente conflittuali, ha dovuto subirne le conseguenze in maniera più accentuata (per esempio la violenza domestica sulle donne ha avuto un picco maggiore in termini di frequenza dell’atto di abuso); disagio e angoscia per tutti coloro che vivendo per studio o lavoro fuori dai propri contesti familiari di origine e in regioni diverse hanno sofferto molto la lontananza dai propri cari, con la preoccupazione di poter fare poco o nulla in caso di malattia o sofferenza sia personale che di un familiare stesso; stati d’animo deflessi da isolamento accompagnati da senso di frustrazione e noia per la sospensione delle proprie abitudini sociali, di lavoro, amicizia, sport, viaggi ecc…; scarsa fiducia nei confronti dei canali ufficiali di informazione data a volte la discordanza delle opinioni e delle notizie in un contesto comunque difficile da “fotografare” anche per la continua mutevolezza degli eventi; forte senso di impotenza e smarrimento a causa della perdita del lavoro per chi ha avuto scarsa o nulla possibilità di ricollocare la propria attività in altri modi. Questa situazione di precarietà generale ha reso fondamentale un piano di intervento che ha coinvolto governo, istituzioni, cittadini volontari e coloro che operano nel campo medico e della salute mentale per aiutare tutti, soprattutto le persone più fragili e a rischio, a non sentirsi soli e a trovare strategie per affrontare, con la speranza di un esito finale più lieto, un percorso di ripresa psicologica difficile.

 

Variabilità psicologica degli effetti del covid

Se è vero che molte persone hanno risentito in modo negativo degli effetti della pandemia come accennato pocanzi, a onor di verità sono stati  riscontrati anche effetti più gradevoli in una situazione così al limite. Molte famiglie per esempio nella fase del lockdown, costrette a condividere lo spazio domestico senza possibilità di poter dilatare di più i momenti di non interazione tra i vari componenti, hanno riscontrato al proprio interno un re-incontro; una piacevole sorpresa nel ricoprire la bellezza del gruppo famiglia nel condividere di nuovo momenti di vita in cui ritrovare il piacere dello stare assieme nel gioco, nella risata, nell’ora del pasto, nel festeggiare il compleanno di un familiare. Come se la costrizione all’isolamento avesse anche offerto la possibilità di riscoprire un “essere con” che diversamente non sarebbe emerso, visto che la vita per diverse  esigenze ci spinge fuori dal contesto di casa dove necessariamente ognuno prende direzioni personali che poco spazio lasciano alla condivisione nel gruppo famiglia: lavoro, scuola, sport, amici ecc…

Molte altre persone invece hanno riscoperto un valore maggiore dell’amicizia e della socialità. Dandola per scontata proprio perché è lì dove possiamo vederla e accedere con facilità, l’isolamento ne ha invece focalizzato meglio la sua importanza nell'aspetto fondamentale dell’essere "animali sociali", trovando in questo una nostra essenza, un pezzo della nostra autenticità, quella che ci fa stare bene. Perché l’altro da noi è il termine di confronto, è il passatempo, il disimpegno e anche  l’impegno della costruzione di una intelligenza sociale nella quale misurarci costantemente aggiustando il tiro, perché tutti sappiamo quanto avere competenza nelle relazioni sociali, il saper stare con gli altri è misura di crescita personale e benessere psicologico, soprattutto quando troviamo attraverso lo sguardo dell’altro un rispecchiamento delle nostre risorse e dei nostri limiti.

E poi c’è chi invece ha percepito l’importanza di ritrovare sé stesso attraverso il riposo, cioè l’aver messo un confine più netto tra attività e stato di quiete, dandosi  la possibilità per un po’ di fermarsi ed uscire dalla frenesia delle richieste che ogni giorno vengono da fuori  occupando uno spazio mentale così ampio da estromettere qualsiasi altra cosa non sia compatibile con esse. Riscoprire invece che c’è anche altro, oltre le nostre frenetiche abitudini, in linea con bisogni e desideri che avevamo trascurato da tempo perciò dimenticato e adesso ritrovati.

 

Non abbassare la guardia ma imparare a convivere con il virus

Anche se oggi la situazione pandemica sembra registrare un calo dei decessi e dei contagi e la vita sta lentamente riprendendo i suoi spazi di prima, non bisogna né abbassare la guardia, né considerare che nelle persone, soprattutto chi ne ha sofferto in maniera più drammatica, non sia comunque rimasta una traccia di dolore o disagio che ostacola il cammino verso la ripresa ed il benessere psicologico. La speranza in ognuno di noi è che il virus possa dissolversi definitivamente portandosi via tutto il nefasto di cui si è fatto portatore prepotentemente e se vogliamo con beffeggio. Come sappiamo nulla però si realizza perché desiderato solamente, dobbiamo per questo lavoraci e costruire concretamente tutti i passaggi necessari affinché questa situazione non ci sfugga di mano lasciandoci diffidenti e distanti.

Oggi ricominciare la ripresa è molto simile alla caduta del bambino piccolo che, muovendo i primi passi per esplorare il mondo in autonomia, cerca di trovare un suo equilibrio tra la forza delle sue gambe e la sua determinazione ad usarle. Per questo dobbiamo ritrovare fiducia in noi stessi, abbassare i livelli della paura, sviluppare un pensiero positivo, rispettare le misure di sicurezza accogliendo l’altro fuori dal pregiudizio del potenziale “untore”, riprendere la misura nella distanza tra noi e le cose, perché oggi, come quel bambino, tutti noi abbiamo il dovere di ritrovare un equilibrio nuovo dopo la caduta e riconquistare la nostra libertà. Forse, vista l’esperienza, anche una libertà migliore perché più consapevole.

Psicologa Roma Dott.ssa Beatrice Caponi - Psicologa Psicoterapeuta

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