Lutto e abbandono

Con quali sentimenti combattiamo nel corso di questa esperienza?

La perdita definitiva di una persona cara è una delle esperienze più devastanti con cui purtroppo abbiamo a che fare nel corso della nostra esistenza. Tutti i sentimenti di rabbia, impotenza, frustrazione e lacerante dolore di cui abbiamo parlato rispetto al tema della separazione, in questo caso sono ancora più amplificati fino a percepire che la nostra stessa vita sia insopportabile e inutile. La prima sensazione è di shock e di incredulità! “Non può essere accaduto a me” è ciò che maggiormente esprime questo senso di “stupore” rispetto al quale si vive una sensazione di estraneità ai fatti, come se non fossero davvero accaduti, come se ci si dovesse risvegliare dall’incubo più inquietante mai fatto. Il fatto di ritrovarsi immersi nella disperante realtà della perdita rende ancora più dolorosa l'impossibiltà di trovare conforto nella fantasia e nell’immaginazione (“prima o poi tornerà da me, è solo un brutto sogno, non sta accadendo veramente, ora immaginerò che esisterà sempre accanto a me così starò meglio“ ), fino a toccare un senso profondo di impotenza.

All’inizio le emozioni di rabbia, impotenza, tristezza confluiscono e irrompono tutte assieme, disorientando il soggetto nei sui stessi pensieri, sentimenti, azioni e comportamenti. Si può passare dal prendere una decisione e cambiarla nel suo opposto, avere sentimenti di amore/odio verso se stessi per non aver fatto qualcosa che si pensa si sarebbe potuto fare per scongiurare l’evento, provare amore e rabbia per la stessa persona amata, che ora non c’è più e da cui ci si sente abbandonati.  Nel corso dell’esperienza però l’assetto delle emozioni prende una configurazione più netta.

 

Quali sono le fasi del lutto?

Ad una prima fase di incredulità e negazione dell’evento in cui è presente un totale rifiuto di ciò che è accaduto, segue una fase che oscilla tra rabbia, impotenza e senso di colpa. Si comincia a pensare ad un complotto dell’esistenza che rema contro la propria felicità, non è sufficiente il conforto delle persone vicine, amici, familiari, conoscenti, colleghi. Tutto sembra vano e poco consolatorio. La rabbia fa da padrona, a volte può essere implosiva, quindi non sempre espressa apertamente, oppure esplodere in atti, azioni o parole con cui si manifesta tutta l’energia aggressiva possibile. A questo periodo segue la fase dell’accettazione di ciò che è accaduto, momento in cui si contatta una profonda tristezza e solitudine che, se superata, apre le porte all’attenuazione del dolore fino ad attingere alla possibilità di accedere ai ricordi di vita vissuta con la persona cara senza che si riapra una ferita amara che invece lentamente si è cicatrizzata, un po’ come se dopo la tempesta arrivasse un momento di “quiete”… Il soggetto comincia ad apprendere dentro di sé un nuovo dialogo da stabilire con la persona che non c’è più e ciò rende possibile un compromesso più accettabile per andare avanti.

 

Quando è importante rivolgersi ad uno psicologo

Quando si resta intrappolati nel dolore e risulta difficoltoso per il soggetto elaborare naturalmente le fasi del lutto attingendo dalle proprie risorse personali, può essere di vitale importanza rivolgersi ad uno psicologo che offra la possibilità di un supporto per superare l’impasse e trovare una via d’uscita. Essere accompagnati da un esperto ad attraversare il guado del lutto vuol dire da una parte prendere coraggio nel percorrere una strada complessa e dolorosa, che per naturale difesa si cerca di evitare, ma dall'altra significa vivere la possibilità di ridonarsi alla vita ritrovando un nuovo dialogo con sé stessi, con le persone che fanno parte della vita del soggetto che assieme ad esso soffrono e, soprattutto, con la persona cara venuta a mancare.

Psicologa Roma Dott.ssa Beatrice Caponi - Psicologa Psicoterapeuta

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