Gestire e superare l'ansia “La nostra ansia non viene dal pensare al futuro ma dal volerlo controllare” Khalil Gibran

Disturbi d'ansia

Ansia: che cos'è e come si manifesta?

La parola “ansia” deriva dal termine latino anxius che significa affannoso, inquieto e la radice di questo termine è quella del verbo latino angere che vuol dire stringere, soffocare. L’ansia, infatti, si caratterizza come una condizione di tensione che si manifesta con timore, apprensione, attesa inquieta e spesso con una serie di correlati fisiologici come tremori, sudorazione, palpitazioni, senso di affaticamento, difficoltà a respirare normalmente, quindi essa rappresenta una condizione di generale attivazione delle risorse fisiche e mentali del soggetto. Ansia e paura sono emozioni che hanno sempre accompagnato l’uomo nella sua evoluzione. La frequenza con cui questa emozione si manifesta nelle persone, e la sua diffusa presenza in una serie di disturbi emotivi, la rende una condizione affettiva di estremo interesse. Contenuta entro certi limiti produce un effetto di ottimizzazione delle prestazioni; se tali limiti vengono superati diventa patologica e compromette l’efficienza funzionale del soggetto, per questo è importante differenziare tra la normale risposta di attivazione ansiogena di fronte ad un pericolo reale, dal disturbo di ansia come diagnosi psichiatrica con la sua caratteristica di pervasività. I disturbi d’ansia costituiscono la forma più comune del disturbo mentale, ne soffre nel corso della vita il 25% circa della popolazione.

 

Quali sono le diverse tipologie del disturbo d’ansia?

Il disturbo di panico (DP)

Caratterizzato dal verificarsi di improvvisi attacchi contraddistinti da una sensazione angosciosa di pericolo imminente e accompagnati da vari sintomi, i più comuni tra i quali sono senso di svenimento e di soffocamento, tachicardia, dolori in sede toracica ecc…

Tali attacchi si ripetono nel tempo, sono inattesi e non legati a situazioni specifiche, seguiti da un periodo di tempo (circa un mese) durante il quale persiste la preoccupazione di avere altri episodi di ansia acuta che andrà a generare uno stato d’ansia anticipatoria (paura che l’attacco si ripeta). Gli individui che sperimentano per la prima volta un attacco di panico temono di avere un’affezione cardiaca e spesso si precipitano al più vicino Pronto Soccorso, dove sono sottoposti ad esami di laboratorio, a elettrocardiogramma e ad un esame obiettivo. Le rassicurazioni fornite dai medici consentono di superare l’episodio acuto, ma risultano alla lunga inefficaci.

Il disturbo d’ansia generalizzato (DAG)

E' un disturbo caratterizzato da uno stato di ansia persistente e di attesa apprensiva che si protrae da più di sei mesi e si manifesta con sintomi fisici. Infatti gli individui che ne soffrono appaiono tesi, irritabili, apprensivi, timorosi, pessimisti e in costante preoccupazione per problemi di poco conto. Segni tipici dell’ansia generalizzata (DAG) sono tensione muscolare, incapacità di rilassarsi, difficoltà di concentrazione, affaticabilità, irritabilità, insonnia. Il DAG tende a diventare una condizione cronica, con periodi di remissione spontanea meno numerosi rispetto al disturbo di panico. All’inizio il paziente non cerca aiuto, dal momento che non è presente una sintomatologia acuta che lo spinge a riconoscere il carattere patologico dei suoi sentimenti d’ansia e tensione cronica.

L'agorafobia

Essa può essere presente sia come disturbo a sé stante sia come manifestazione nell’ambito di un disturbo di panico. Il quadro clinico è caratterizzato dall’ansia di trovarsi in luoghi o situazioni dai quali potrebbe essere difficile allontanarsi, o nei quali può non essere disponibile aiuto in caso di attacco o sintomi di panico. L’ansia che ne consegue determina l’evitamento di una grande varietà di situazioni che possono includere lo stare in casa o fuori casa da soli; l’essere in mezzo alla folla; il viaggiare in automobile o con i mezzi pubblici (autobus, treni, metropolitane, aerei); il trovarsi in luoghi pubblici (teatri, ristoranti, supermercati) o in luoghi aperti (piazze). Alcuni individui riescono spontaneamente ad esporsi alle situazioni temute, ma le sopportano con estremo disagio; in altri soggetti il disturbo diventa invalidante fino anche a compromettere le capacità di recarsi a lavoro o di far fronte ad incombenze domestiche. Il decorso naturale del disturbo sembra essere cronico, solo un certo numero di soggetti presenta brevi periodi di miglioramento o di remissione.

La fobia sociale

Si tratta di una forma di timidezza patologica che può rendere difficile o addirittura impossibile l’affrontare situazioni sociali come parlare, mangiare, scrivere in pubblico, telefonare, partecipare a feste o colloqui di lavoro. Se costretto o sorpreso in queste situazioni, l’individuo sperimenta un’ansia molto intensa e non controllabile, assolutamente non giustificata dalla natura dell’evento. Il disturbo può rendere molto difficili le relazioni sociali e arrivare a condizionare tutte le scelte dell’individuo, da quelle affettive a quelle lavorative.

Fobie specifiche

Si tratta di disturbi d’ansia caratterizzati da paure immotivate correlate ad oggetti, situazioni o attività specifiche. Il quadro clinico è caratterizzato da ansia anticipatoria, determinata dal timore di trovarsi davanti allo stimolo che scatena la fobia e dal comportamento di evitamento con il quale il paziente cerca di diminuire l’ansia. In realtà la paura non riguarda tanto l’oggetto in se stesso quanto l’evento negativo che l’individuo ritiene possa accadere a seguito del contatto con l’oggetto. Tra le fobie specifiche vi sonno quelle relative all’ambiente naturale (tempeste, fulmini), agli animali (insetti, cani), al sangue, ecc…

Disturbo ossessivo-compulsivo (DOC)

E' un disturbo d’ansia caratterizzato da preoccupazioni eccessive, assillanti e spiacevoli, involontarie ma insopprimibili (ossessioni), e da comportamenti ripetuti e irrefrenabili, per lo più tesi a ridurre l’angoscia generata dai pensieri stessi che possono assumere la forma di veri e propri rituali che il soggetto compie senza riuscire a dominare la propria volontà (compulsioni). Tra le manifestazioni più ricorrenti del DOC vi sono, per esempio, l’eccessiva paura dello sporco, con lavaggi ripetuti che possono diventare forsennati, dubbi sul non aver compiuto una certa azione, che costringono ad una ripetizione e controllo infiniti, esagerate preoccupazioni di ordine, paura di poter nuocere agli altri o a sé stessi, paura di impazzire ecc. La consapevolezza dell’assurdità e dell’anomalia di tale situazione determina nei pazienti un’ansia talora gravissima, ma al tempo stesso li induce a nascondere questa loro condizione a causa della vergogna che provano. Il DOC esordisce di solito nell’adolescenza e nella prima età adulta, ma non è infrequente l’esordio tra i 10 e i 15 anni. Il decorso naturale della malattia è nella maggior parte dei casi cronico.

Disturbo post traumatico da stress (PTSD)

L'ansia che caratterizza questo disturbo è la reazione emotiva ad un evento traumatico, cioè un avvenimento che costituisce una reale minaccia alla vita o all’incolumità fisica del soggetto che ne fa esperienza, come terremoti, uragani, guerre, incidenti gravi, aggressioni gravi.

 

Le cause dei disturbi d’ansia possono essere ricollegate a più componenti?

Il punto di vista medico spiega quali sono i meccanismi neurologici che portano all’instaurarsi della malattia; l’aspetto psicologico ricollega invece questo quadro clinico a problemi di conflitti interni ancora non sanati, stili di personalità, modellamenti avvenuti all’interno del contesto familiare in cui il soggetto può aver appreso una certa modalità ansiogena di reagire agli eventi, situazioni specifiche di stress; il punto di vista sociale ripercorre gli aspetti legati alle richieste dell’ambiente esterno non sempre coincidenti con quelle individuali ecc.

Nella mia esperienza come psicoterapeuta ho constatato che un approccio che tenga conto di tutti questi aspetti aiuta a vedere la persona nella sua unità bio-psico-sociale e quindi a valutare tutte le componenti del contesto nella quale essa vive. Questo approccio mi è sempre stato utile per avere una visione più completa della persona e comprendere anche meglio su quali punti è più importante lavorare assieme, in un probabile percorso terapeutico concordato.

Psicologa Roma Dott.ssa Beatrice Caponi - Psicologa Psicoterapeuta

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